L’azienda cucinata “a La Mantìa”

filippolamantiaLe storie sono un potente strumento formativo, di coinvolgimento e attivazione. E noi che di mestiere traghettiamo le persone e le aziende verso futuro e eccellenza le usiamo spesso e volentieri.
Venerdì scorso gestivo uno di questi momenti formativi e ho ascoltato, assieme ai partecipanti, Filippo La Mantìa raccontare il modo in cui ha scoperto e sviluppato quello che oggi è. E come la “cura” della propria passione e del sogno divenuto realtà sia un impegno quotidiano.
Per chi non lo conoscesse, Filippo La Mantìa è un cuoco famoso, apprezzato, amato, seguito. Con un approccio molto personale: non si definisce chef ma oste e cuoco. E ha la Sicilia nel piatto e nel cuore.
La sua è una storia a tratti incredibile, affascinante, umanissima, leggera e profonda a un tempo. Di quelle che ti risuonano dentro, ti fanno sorridere, pensare, stupire, riconoscere. È anche una di quelle storie che ti restituiscono la pienezza di un approccio alla vita che per Filippo non si scinde mai tra personale e professionale, una prospettiva di unicità che moltiplica valore e benessere, da recuperare in azienda al di là delle soluzioni “smart working” del momento. In effetti la storia di Filippo La Mantìa è molto stimolante per ragionare di dimensioni e vissuti aziendali.
Ascoltandolo condividere il suo modo di intendere e trattare cibo e cucina, di scegliere o escludere ingredienti, guardandolo preparare un magnifico cous cous in diretta, a me ha ispirato qualche flash di una azienda cucinata a La Mantìa.
Sarebbe un’azienda in cui le persone sono chiamate il più possibile ad essere sé stesse, a saper riconoscere ed esprimere le proprie qualità. Che non ama i soffritti, le cotture troppo elaborate, artifizi e gabbie organizzativi o tecnologici che possono bloccare sul nascere un talento, un istinto, una energia positiva.
Un’azienda, insomma, dove uno dei valori è tutto a crudo.
Sarebbe un’azienda impegnata a ricercare tutti i possibili mix tra obiettivi, processi, persone, modi di lavorare, mix in cui mettere audacemente assieme i sapori veri coltivati a crudo per sviluppare rapide soluzioni, insoliti risultati o anche solo per dare valore aggiunto a un esito già sperimentato e consolidato.
Un’azienda, quindi, che ha il mixer sulla scrivania dell’AD e che non ha paura di mescolare, mescolare, mescolare.
Sarebbe un luogo dove non abitano ricette ma si lavora a sentimento. Come fa Filippo, che non può pensare di dare un perimetro quantitativo a quello che mette dentro le proprie creazioni. Talento sì, esperienza pure ma anche coraggio, fiducia nelle proprie possibilità, voglia e capacità di stare fuori dallo standard anche se eccellente. Nell’azienda cucinata a La Mantìa il rigore è importante ma sta su altre dimensioni, non tanto sulla misurazione. Sta nella irrinunciabile attenzione e autenticità nel guardare ogni cliente come fosse il primo, nell’avere sempre presente il senso di ciò che si sta facendo, nel trovare l’angolazione giusta per scoprire ed eliminare invisibili segni di sciatteria, come colpevoli ditate su un tavolo di vetro lucido.
Le aziende che conosciamo, perché le abbiamo abitate e le frequentiamo come partner professionali, sono luoghi complessi, dove c’è spesso una concretezza di vincoli e di necessità che possono determinare gli spazi angusti riservati alla possibile espressione individuale e fuori dagli schemi. Ma altrettanto spesso c’è anche inerzia, resistenza, difficoltà a vedere possibili nuove strade, soprattutto rispetto al modo di far partecipare le persone alla vita aziendale. In fondo i soffritti sono sempre piaciuti… perché cambiare?
Filippo ha risposto a questa domanda senza pigli ideologici ma esprimendo con naturalezza un concetto che ci piace: perché c’era un altro modo e quel modo mi rappresenta di più.
Il profumo fresco e intenso del couscous preparato da Filippo mi ha risvegliato dai miei pensieri. Penso proprio che andremo a trovarlo nel suo ristorante milanese: solo motivi professionali ovviamente, approfondire ingredienti e piatti dell’azienda cucinata a La Mantìa.
Letizia Migliola, co-founder di Evidentia